SAMUELESILVA
archive(2005-2011)

PhotoCamp Chieti

10 maggio 2011

Grazie al patrocinio del comune di Chieti, grazie alla collaborazione delle associazioni Fotoclub ed il Muro di Chieti e, soprattutto, grazie alla voglia e alle capacità di Massimo ‘Maxime’ Marino nasce il primo vero PhotoCamp italiano. E io non posso davvero mancare. E’ un viaggio lunghissimo, 22 ore di treno, ma devo essere presente. Perché voglio incontrare qualche amico/a, perché voglio ammirare le bellezze teatine (si dice così), perché voglio iscrivermi al concorso fotografico e perché voglio passare un week-end straordinario, all’insegna della fotografia e del divertimento. Non so ancora se avrò la voglia di presentare uno speech, mi piacerebbe, ma sicuramente parteciperò in maniera attiva alla vita del Photocamp, soprattutto a quella notturna. :)

PhotoCamp

Il bello (e il brutto) del Geotagging

13 settembre 2010

Domenica sera sono andato al ristorante: si festeggiava un battesimo. Come al solito mi sono Geotaggato, non serve a niente ma volevo entrare nella Top Ten settimanale di FourSquare. :) Mentre giocavo con l’iPhone mi è arrivato un messaggio istantaneo che mi avvisava della presenza in zona di un amico. Da circa 15 minuti uno dei miei contatti si trovava in un altro ristorante della zona. Non è una notizia incredibile ma ad Imperia la popolazione di FourSquare è molto limitata e sono ‘sindaco’ di quasi tutto. Non ho perso tempo, sono saltato in sella al mio scooter e sono partito alla volta del Prino. Tambu è rimasto molto sorpreso quando ha visto il sottoscritto entrare ‘alla Bonga’ e sedersi al suo tavolo. E questo, per lui, è il lato meno bello del Geotagging. :)

Neonati su FaceBook

14 maggio 2010

La paura del mostro internet, della pedofilia e l’eccesso alla riservatezza producono nell’utente medio un diffuso effetto di “non ritorno”. FaceBook ed i bambini sono l’esempio più eclatante di questo fenomeno; il mondo si divide in due grandi e distinte categorie: chi pubblica tutto e chi non pubblica niente, per paura. Una paura non concreta e difficile da spiegare. Impossibile da capire. In questo ultimo periodo mi sono imbattuto in due esempi lampanti: l’amica che mi intima di non pubblicare le foto del figlio appena nato (cosa che comunque non avrei mai fatto senza permesso) e il papà che annuncia l’arrivo della secondogenita ma che alla specifica richiesta (foto foto foto) risponde: “Purtroppo su facebook non posso mettere foto dei miei figli… mia moglie ha posto il veto… troppe teste di c… in giro nell’etere… non ha tutti i torti…”. Non voglio adesso parlare di come l’utente medio consideri facebook=internet e non voglio parlare di Etere. Io ho chiesto lumi (Perché, se metti una foto cosa può succedere? Mi sfugge il nesso…) senza ottenere risposta. La mia domanda però mi sembra lecita: se metto le foto di un bambino (nel caso specifico un neonato) cosa potrà mai succedere? Il pensiero corre subito al pedofilo di turno ma anche se la foto fosse intercettata da un brutto ceffo cosa potrebbe mai farne? Masturbazione? Violenza mentale? Io capisco le deviazioni ma mi sembra che si tenda ad esagerare e a dipingere il mostro più brutto di quanto sia in realtà. Se qualcuno volesse fare del male al bambino avrebbe comunque tutti i dati (nome, mail, telefono, indirizzo, spostamenti, amici), ma proprio tutti, per risalire all’indirizzo reale anche senza foto. Io stesso ho pubblicato le foto di mio nipote sapendo benissimo di non correre alcun rischio e nessuno si è sognato di accusarmi di chissà quale errore (e sono passati oltre cinque anni). A chi possiamo attribuire la colpa di questo modo di pensare? Non serve correre troppo con la fantasia: ignoranza e scarsa conoscenza del web (è più facile che i pericoli arrivino dall’ospedale, dal comune, dall’asilo, dalla chiesa) sono sicuramente colpevoli, ma anche televisioni e media hanno creato una campagna demoniaca contro la rete e contro tutti i social network, esaltando i lati negativi e senza parlare delle possibilità offerte dal mezzo internet. Il tempo aggiusterà le cose e ci farà capire quanto siamo piccoli e ridicoli.

Che cosa è LinkedIN?

13 maggio 2010

In questi anni mi sono spesso trovato a dividere amicizie e conoscenze reali con amicizie e conoscenze virtuali. In realtà il secondo insieme è un sottogruppo del primo. Grazie all’avvento di FaceBook le differenze fra queste due categorie sono diminuite ma, purtroppo, esistono ancora. LinkedIN è un esempio lampante di questa differenza: nessuna amicizia reale è presente nel database; forse LinkedIn è troppo professionale per attirare l’attenzione e la lingua inglese non aiuta. Da qualche giorno però LinkedIN è diventato italiano. Che cosa è LinkedIN? Ecco un video interessante.

Delusione BlogNation!

4 maggio 2010

Quando ho sentito parlare per la prima volta di BlogNation mi sono illuso, pensavo davvero potesse essere qualcosa di nuovo. L’illusione è durata lo spazio di una settimana. Dopo 15 giorni posso affermare (senza paura di smentita) che BlogNation è un disastro. Sotto tutti i punti di vista. Si è parlato di versione migliorabile, di possibilità di crescita, ma io credo che se non è tutto da rifare poco ci manca. Analizziamo i difetti che saltano all’occhio. Il giorno 20 di Aprile le fonti catalogate erano 1694 (circa), dopo quasi 15 giorni sono diventate 1935; parliamo di 241 nuovi blog, nemmeno 18 al giorno. Non tantissimi soprattutto se valutiamo l’importanza della novità e il passaparola in rete. Mi piace pochissimo la gestione della Photogallery, definirla scandalosa non è esagerato: le foto sono sempre le stesse, da 15 giorni, e arrivano tutte dallo stesso blog (forse sono due, poco cambia): sono contento per Lyonora (peraltro bravissima, e lei sa cosa penso) ma si poteva iniziare con una varietà superiore, specialmente se consideriamo che la photogallery è molto in evidenza, proprio vicino allo slideshow. Lo slideshow appunto, il biglietto da visita di BlogNation: le notizie sono sempre le stesse e parlano sempre degli stessi argomenti. Calcio, Apple e Politica. Calcio soprattutto (beh, il calcio). Questa varietà di argomenti si ripete anche nell’elenco delle notizie più importanti con un’aggravante: il tempo. In questo momento la terza notizia più rilevante è la vittoria del Milan sulla Fiorentina di Sabato scorso. E’ passato un secolo. I blog emergenti hanno anche loro questo difetto temporale: gli ultimi aggiornamenti sono del 29 Aprile. Vogliamo parlare dei Tag più popolari? 9 su 15 sono nomi di squadre di calcio (e il Toro non c’è, gravissimo). E’ importante il calcio ma esiste anche altro. Si, ma solo politica ed Apple (contro Google), almeno per il motore di BlogNation. I problemi sono tantissimi (non voglio elencarli tutti) ma è preoccupante soprattutto l’impressione che arriva al lettore: BlogNation sembra una raccolta confusa e monotematica (o quasi) di notizie vecchie. Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare diceva Gino Bartali. Ma non penso si riferisse a BlogNation. :-) Aspetto fiducioso. Non troppo però.

E' arrivato il Post. Ci mancava.

29 aprile 2010

Sono felice di annunciare (in esclusiva e forse per primo) (Mantellini mi ha anticipato di un soffio) la nascita di una nuova informazione in rete: è nato il Post. Sono un blogger che si rispetta e quindi devo darne l’annuncio. La redazione è composta da vari personaggi importanti: Luca Sofri, Massimo Mantellini, Matteo Bordone, Francesco Costa e tanti altri.

Il Post è una cosa così: per metà aggregatore (altro termine equivoco), per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di innovare la qualità delle cose italiane, nel suo piccolo (e loro l’hanno riconosciuta e ci hanno creduto). Per chi lo ha seguito finora (nove anni), il Post è Wittgenstein, ma di più. Più storie, più link, più idee, più blog.

Non so se riuscirò a leggere ‘Il Post’ tutti i giorni, aspetterò un’applicazione per mobile forse. E forse nemmeno mi piacerà. Ma è comunque qualcosa di nuovo, che tenta di innovare l’immobilismo dell’informazione in Italia. E allora benvenga il Post.

Il Post

Like Button. FaceBook alla conquista della privacy?

25 aprile 2010

Mark Zuckerberg è riuscito ad esportare FaceBook dentro il web. Da tempo ho l’idea che il navigatore comune consideri Internet e FaceBook come due entità diverse e le applicazioni mobile dedicate esclusivamente al social network più conosciuto non hanno fatto altro che ampliare questa idea. Durante l’f8 del 21 Aprile è stato presentato Open Graph, si tratta di una serie di applicazioni dedicate a FaceBook: la più importante di queste permette di espandere il ‘Mi piace’ a tutti i siti web. In soldoni basta cliccare sul tastino presente nella pagina web (sono molti i siti che hanno già implementato questa funzione) e nel mio profilo su FaceBook viene automaticamente segnalata questa preferenza. Un esempio lo trovate in calce a questo post (ho voluto subito implementarlo), come fare lo scoprite grazie a Dario Salvelli. Le problematiche inerenti a questa novità sono molteplici ma il vero problema, a detta di molti, riguarda la privacy personale. E’ chiaro che per le aziende questa notizia rappresenta una vera miniera d’oro ed è anche vero che grazie ad un semplice tastino sarà possibile sapere tutto di tutti (o quasi), ma la gestione della privacy rimane comunque all’utente. Tutto è opzione, tutto è opzionabile. E’ l’utente che decide cosa mostrare ed è sempre l’utente che sceglie cosa e quando far conoscere al ‘Grande Fratello‘ FaceBook. Il vero problema è capire, come sostiene Alessio Jacona, se gli utenti sono in grado di gestire e proteggere la loro privacy online. La prima risposta, istintiva, è no, gli utenti non sono capaci. Se rifletto però sulla qualità di questa privacy scopro che in realtà si tratta di un falso problema. La mia privacy può essere il mio numero di telefono, la mia cartella clinica, il mio voto alle elezioni. Forse le mie preferenze sessuali. Non certo far sapere al mondo se ho gradito un film, se ho letto un libro, se la settimana scorsa ho visitato Parigi, se voglio comprare un paio di jeans, se mi piace un post dedicato al calcio ed eventualmente quali sono i miei hobby. L’utente di FaceBook è contento se il mondo conosce le sue preferenze, le scrive di proposito, vuole gridarle al mondo, vuole vantarsi e vuole condividere i suoi gusti. Zuckerberg sostiene che ‘Privacy is no longer a social norm’. E possibile che abbia anche ragione ma credo che la privacy, quella vera, sia tutto quello che noi non vogliamo che si sappia. E questa vera privacy non passa su FaceBook.

Feedly: il mio nuovo newsreader

21 aprile 2010

Il problema della lettura dei feed mi preoccupa da tanto, tanto, tanto tempo. Non sono mai riuscito a trovare un sistema per tenermi aggiornato in modo efficace sfruttando il pochissimo tempo libero a disposizione. Le fonti da considerare sono tantissime e scoprire i post più interessanti quando il feedreader ti segnala oltre 1000 articoli da leggere è davvero un’impresa titanica. Credo che Feedly possa essere la soluzione a tutti i miei problemi. Ci sono diverse versioni di questa ‘applicazione‘, io mi limiterò a descrivere il ‘plugin‘ di Safari. Plugin fra virgolette perché a differenza di Chrome e Firefox non si tratta di una vera e propria aggiunta al browser ma di una serie di file HTML e Javascript che rendono l’esperienza RSS molto intuitiva, dinamica e veloce. Inizio a dire che Feedly si appoggia solo ed esclusivamente a Google Reader. Primo punto fondamentale. La lettura delle notizie viene impostata dall’utente e appare come una rivista, un magazine. Feedly permette di scegliere le fonti preferite e le integra con Flickr e Twitter; il risultato è una pagina iniziale molto accattivante e una serie di sottopagine divise per categoria; nella parte sinistra dello schermo troviamo i post e le immagini più recenti mentre nella parte destra vengono elencate le fonti e il numero di articoli ancora da leggere. Esiste anche l’elenco di tutte le fonti (dashboard) ed è possibile aggiungerne di nuove: Feedly si pone da schermo, da interfaccia, fra Google Reader e l’utente, sostituendo il lettore di Mountain View in tutto e per tutto. Le opzioni sono tantissime, possiamo selezionare gli articoli preferiti, eventualmente condividerli, leggerli dalla fonte originale e cancellarli. Non appare da nessuna parte il numero totale dei post da leggere e questo è un pesante fardello psicologico che viene meno. Da quando leggo i miei feed con Feedly ho ritrovato il piacere di informarmi, di tenermi aggiornato. Adesso aspetto la versione per iPhone.

Feedly

Non è un giornale. Non è un blog.

20 aprile 2010

E’ BlogNation. E’ il nuovo aggregatore griffato Telecom Italia con la partecipazione di Macchianera. E’ una cosa che prima non c’era dicono loro. Ecco, su questo punto mi permetto di dissentire o comunque di avere qualche dubbio. Memesphere mi sembra molto simile e anche Liquida non è poi così diverso. E’ diverso l’approccio ed è diverso (forse) il modo di scegliere le notizie ma dire che BlogNation è una cosa che prima non c’era non mi sembra troppo corretto. E’ un altro aggregatore di notizie. Il primo impatto (visivo) è stato molto interessante, la grafica è splendida e le finestre si aprono in ‘softecno’. Il secondo impatto invece è stato un po’ deludente: troppi conti non tornano. Non capisco il discorso filtri: filtrare per fonte oppure per tag è praticamente impossibile (filtrare per tag è come fare una ricerca) mentre sarebbe stato più opportuno dividere per categorie. La fotogallery è troppo limitata, piccola e le foto non corrispondono al titolo che appare e soprattutto al link (ma questo verrà corretto, spero). L’idea è che l’utente abbia troppe difficoltà a gestire BlogNation e che non possa influire nelle scelte, che sia difficile trovare argomenti interessanti. Cercando di navigare alla ricerca di notizie utili, di nicchia, alla ricerca di post di qualità ho sentito una sorta di claustrofobia, un certo fastidio. Credo che senza modifiche importanti si risolverà in una sfilza di articoli che provengono dai soliti blog che propongono sempre le stesse notizie: quindi sostanzialmente inutile. C’è modo e tempo di migliorare. Il voto, al momento, è insufficiente.

Rai per una notte, Luttazzi e la sinistra

28 marzo 2010

Giovedì scorso la rete si è fermata per assistere all’evento dell’anno: una trasmissione televisiva trasmessa solo in internet. Entusiasmo alle stelle, il futuro è alle porte. Io sono scettico e molto perplesso. Non ho visto la trasmissione in diretta, mi sono limitato a guardare i vari momenti su YouTube (nemmeno tutti) ma il mio giudizio è sostanzialmente negativo. Mi aspettavo qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. Invece Santoro, come scrive Wittengstein, ha confezionato una trasmissione TV (ma non mi aspettavo niente di meglio comunque) che si è limitata ad offendere ed attaccare Berlusconi e la destra. Un’occasione persa come suggerisce Facci. Che probabilmente hanno anche ragione ad insultare ed accusare il presidente del consiglio, ma io credo che a pochi giorni dalle elezioni fosse più interessante un programma politico che parlasse di politica, non un comizio elettorale di sinistra rivolto esclusivamente ad attaccare la destra ed il suo mentore. Bisogna informare sul perché votare sinistra, alzare la qualità del confronto e delle idee, non spiegare al volgo per quale motivo vi sta in culo Berlusconi; che tanto i fedelissimi di destra non hanno guardato ‘Rai per una notte’ e non hanno cambiato idea sull’amato presidente del consiglio. La stragrande maggioranza di coloro che voterà Berlusconi, per fede, non ha idea di cosa possa essere stata ‘Rai per una notte’. E un’eventuale curiosità è smorzata, subito, dai toni della trasmissione e dall’incipit, un vero insulto a Mussolini e al suo carisma. E poi è arrivato Luttazzi. Luttazzi è fantastico. Ma volgare. E la critica sulle volgarità e sul sesso (in televisione) è sempre feroce. Le donne si offendono (a ragione probabilmente), ad altri non piacciono le sodomie linguistiche. Nel 2010 abbiamo sdoganato certe volgarità. Ci succede tutti i giorni di prendercela nel culo, lo ammettiamo anche, ci fa piacere dirlo. E la metafora di Luttazzi è perfetta, calzante: fa presa su tutti, colpisce e affonda. Ma non perché è volgare ma perché è proibita, perché fa parte di tutto ciò che non si deve fare/dire/parlare. Luttazzi è stata una parentesi divertente ed instabile ma si deve cambiare registro: una buona parte degli elettori di destra conosce la situazione ma vota destra perché l’unico scopo della sinistra è detronizzare Berlusconi. Non governare l’Italia. Ma ho l’idea che questo cambio di pensiero avverrà (giocoforza) solo alla morte (fisica) del ‘lolito‘ di Arcore. Sempre che nel frattempo la carica di presidente del consiglio non si tramandi di padre in figlio.

Where Am I?

You are currently browsing the on the Net category at Samuele Silva.