SAMUELESILVA
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Ora e per Sempre

4 maggio 2010

Oggi è il 4 maggio. Sono passati 61 anni dalla tragedia di Superga e quest’anno mi sembra giusto ricordare gli Invincibili con un video tratto dal film ‘Ora e per Sempre’. Perché il tempo quando entra qui, si ferma un attimo e si toglie il cappello.

Sapete perchè sono del Toro e vado a vederlo? Perchè quattro ruderi mi fanno commuovere e non riesco a spiegare a nessuno che non sia granata come me le mie emozioni. (Giulio R.)

Il ritorno di Franco Lerda

22 aprile 2010

All’inizio degli anni ’80 il vivaio del Toro era una fucina di talenti. Io ero un bambino e stravedevo per un attaccante della squadra primavera, un giovane dalle grandi qualità e dalle ottime prospettive. Sognavo di poterlo ammirare con la maglia granata numero 9. Quel ragazzo si chiamava Franco Lerda. Mi ricordo ancora la partita contro il Cesena, al Comunale: era all’esordio da titolare e nel secondo tempo riuscì a realizzare (di testa) il gol della vittoria. Ero contentissimo per quel risultato, soprattutto perché maturato grazie ad una rete del mio pupillo. Purtroppo la carriera di Lerda non decollò come pensavo: tanta cadetteria, un fugace ritorno in Serie A con le maglie di Brescia e Napoli ed infine le esperienze nei dilettanti con le maglie di Cuneo e Canavese. Ho sempre seguito con affetto la sua parabola calcistica, speravo che un giorno potesse tornare a vestire la gloriosa maglia granata; per un breve periodo era stata la mia speranza, mai realizzata, di vedere un grande bomber, scuola Toro, a guidare l’attacco granata in serie A. Al termine della scorsa stagione vengo a sapere che la Pro Patria dei miracoli è guidata da un giovane allenatore (cambia la prospettiva a seconda del ruolo) molto bravo: il suo nome è Franco Lerda, da Fossano. Inizio a seguire le vicende della squadra di Busto Arsizio e apprendo dai giornali che i biancoblu giocano un calcio spettacolare, forse il migliore della Lega Pro. L’avventura di Lerda in Lombardia si chiude con una sconfitta, nella finale play-off, al termine di una stagione fantastica sul piano sportivo ma terribile sul piano societario. In Estate si parla di Lerda al Toro ma il ‘grande‘ Foschi decide di orientarsi sull’esperto Stefano Colantuono. Lerda sceglie il Crotone. Attualmente il Toro è in settima posizione, il Crotone di Franco Lerda è poco dietro, a soli cinque punti di distanza nonostante i due di penalizzazione. In questa stagione ho visto giocare diverse volte la squadra calabrese: i pitagorici (bel soprannome) giocano un calcio spettacolare, una punta centrale e due esterni che saltano l’uomo e puntano verso l’area di rigore. Lunedì sera è arrivata la sconfitta nel derby ma nonostante il risultato contrario il Crotone ha disputato una bellissima partita tenendo il pallino del gioco per lunghi tratti. E sabato c’è Crotone-Torino. Sulla Stampa di oggi c’è una bellissima intervista all’allenatore di Fossano, quasi emozionante:

C’è il Toro nelle sue ambizioni?
«Io mi auguro che un giorno il Toro mi chiami. Sono arrivato al Torino a 12 anni con mio papà da Cuneo e dormivo in corso Vittorio, sognavo di diventare come Pulici e ho fatto tutta la trafila delle giovanili, ho debuttato in serie A coi granata e se sono un uomo lo devo a Sergio Vatta. Secondo lei potrei rifiutare il Toro?».

Non so come finirà questo campionato, ma di una cosa sono certo: io voglio Franco Lerda sulla panchina del Toro. Da stasera, se possibile.

Gli errori di Cairo

28 gennaio 2010

Schegge di ToroI tifosi del Toro sono inferociti con il presidente Cairo. Secondo loro è lui (e chi altri?) il responsabile della posizione in classifica della squadra. Io sono d’accordo, è lui il responsabile. Ma non riesco ad essere troppo critico nei suoi confronti. E’ vero ha commesso diversi errori, ma per analizzarli bisogna ripercorrere gli ultimi 53 mesi, dal Settembre 2005 sino ad oggi. Cairo ha comprato una società inesistente ed allo sbando, in sette giorni ha costruito un’ottima squadra. Ha scelto un buon direttore sportivo ed ingaggiato uno dei migliori allenatori sulla piazza, un emergente: Gianni de Biasi. Ha comprato Rosina, Stellone, Muzzi, Taibi, Balestri, Nicola, Fantini. Stellone era reduce da una stagione strepitosa, Rosina era un talento emergente. La squadra gioca, vince e grazie anche agli innesti di Gennaio (Abbruscato, il più richiesto attaccante della cadetteria, e Lazetic, titolare in serie A) torna nella massima categoria. Un capolavoro costruito in nove mesi. La campagna acquisti estivi è faraonica: arrivano Abbiati, Fiore, Pancaro e Barone (già nazionali, quest’ultimo addirittura da campione del mondo). Ma anche Comotto (strappato a caro prezzo alla Roma) Di Loreto, Franceschini, De Ascentis e Cioffi. Ad agosto tutti prevedono un Toro nelle parti nobili della classifica. E qui Cairo compie il suo primo errore, anzi, il secondo. Clamoroso. A poche ore dall’inizio del campionato esonera De Biasi e chiama Zaccheroni ad allenare il Toro. Zaccheroni è considerato un grande, ha vinto uno scudetto, ha allenato l’Udinese dei miracoli, il Milan, la Lazio e l’inter. Ma al Toro non funziona. La squadra è costruita per giocare in altro modo, Fiore non va d’accordo con il mister da anni, dai tempi della Lazio, e la squadra perde praticamente sempre. Pancaro, Abbiati e Barone giocano da schifo e la squadra lotta per la retrocessione. Prima ho scritto secondo errore. Si, perchè il primo errore è stato credere che Abbruscato (il suo pupillo) potesse essere un bomber da serie A. A febbraio la decisione: Cairo si cosparge il capo di cenere e richiama De Biasi in panchina. Gianni aggiusta la situazione ed il Toro si salva per il rotto della cuffia. Facendo tesoro degli errori Cairo affronta la seconda stagione di punta. Si affianca ad un manager di presunta qualità (Antonelli) e chiama in panchina Walter Novellino, allenatore di sicuro affidamento. Per la seconda volta consecutiva la campagna di rafforzamento estiva è importante. Rosina, arrivato alla consacrazione, non viene ceduto (nella recente storia del Toro è un caso raro che il fuoriclasse di turno venga confermato) e a rinforzare la squadra arrivano Sereni, Natali, Di Michele, Recoba, Corini, Lanna, Grella, Ventola, Bjelanovic, i promettenti Rubin e Malonga (soffiato alle più grandi squadre europee), Zanetti, Dellafiore e Motta. Tutta gente di qualità, alcuni di grandissimo prestigio. Nessuno (nemmeno i giornali) nasconde speranze europee. La realtà invece è durissima. Novellino colleziona pareggi in serie, la squadra sembra sempre sul punto di decollare ma alla fine del girone di andata la situazione è pessima. L’attacco non funziona, Di Michele, Recoba e Rosina non riescono a coesistere, lo spogliatoio si spacca. A Gennaio, su richieste pressanti dell’allenatore, Cairo acquista (a caro prezzo) Diana e Pisano. Manca purtroppo il colpo importante, manca il bomber che serve alla squadra: Bianchi (dopo un tiramolla infinito) preferisce la Lazio, Cairo licenza virtualmente Antonelli reo di non essere riuscito a portare il bomber bergamasco in granata. Non so se posso imputare questa errore di mercato a Cairo (probabilmente l’errore è di Antonelli) ma la situazione non cambia, dopo un breve fuoco di paglia lo spogliatoio si ribella. A Genova la squadra non gioca e Cairo è costretto ad esonerare Novellino. Ritorna De Biasi che compie il terzo miracolo consecutivo. E’ ancora salvezza. Terza estate e terza rifondazione. Cairo chiama al suo fianco il giovane Mauro Pederzoli, già assistente di Benitez a Liverpool ed esperto di calcio europeo. De Biasi viene confermato in panchina, arrivano in prima squadra tanti giocatori: Amoruso, Pratali, Abate, Dzemaili, Colombo, Saumel e finalmente il tanto atteso bomber, Rolando Bianchi. De Biasi scarica Di Michele, la squadra sembra davvero competitiva e dopo l’esordio favorevole in campionato (3-0 al Lecce e ottima prestazione) tifosi, dirigenza e giornalisti sono concordi nel ritenere il Toro un’ottima squadra. La realtà è ancora una volta diversa dalle speranze. Al due giornate dalla fine del girone di andata la situazione è disastrosa, i tifosi contestano, Bianchi non segna, Rosina è un fantasma. Ed eccoci al quarto errore di Cairo. Il presidente esonera De Biasi e richiama Novellino. Durante il mercato di Gennaio il ‘Mandrogno’ caccia anche Pederzoli e chiama l’esperto Foschi. Una mossa vincente secondo molti. Foschi porta in granata Gasbarroni, Dellafiore e Rivalta. La situazione non migliora, la squadra gioca malissimo e spreca diverse possibilità di riemergere. Bianchi comincia a segnare ma non bastano nemmeno l’esonero di Novellino e l’arrivo al capezzale del Toro malato di Camolese. Il Toro retrocede malissimo, dopo una vergognosa rissa con il Genoa. E siamo al passato recente. La campagna acquisti è gioco forza ridimensionata: arrivano giocatori di categoria come Loviso, Belingheri, Loria, Vantaggiato, Leon, torna di Michele, vengono confermati Bianchi, Gasbarroni, Zanetti, Sereni, Ogbonna, Rivalta, Rubin. L’allenatore è Colantuono, già autore in passato di ottime stagioni. Dopo cinque partite la squadra viaggia alla grande, tutti (e dico tutti) pensano che il Toro possa ammazzare il campionato. Sbagliatissimo. Alla fine del girone di andata la situazione è disastrosa, Colantuono viene esonerato, arriva Petrachi, ritorna Colantuono, va via Foschi e siamo ai giorni nostri. Io sono quattro anni che ad Agosto prevedo un ottimo campionato. E non sono l’unico. E’ per questo che non mi sento di criticare Cairo. Ha sbagliato, diverse volte. Ha sbagliato a non assumere subito un vero team manager, ha sbagliato nella scelta dei direttori sportivi. Con il senno di poi posso dire che ha sbagliato ad investire soldi (tanti soldi) su giocatori affermati ma che alla realtà dei fatti hanno deluso tantissimo: Abbiati, Barone, Di Michele, Pancaro, Fiore, Ventola, Diana, Pisano, Franceschini, Di Loreto, Amoruso e Pratali tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Il Toro, data la mancanza di fondi, deve comprare giovani e gente motivata, non il fuoriclasse. E infine Cairo ha sbagliato a parlare troppo. In questo gennaio 2010 però ho visto qualche novità interessante. E’ arrivato un direttore sportivo convinto e deciso, che non ha avuto problemi ad allontanare le mele marce, è arrivato il team manager (Giacomo Ferri) che i tifosi volevano, un team manager grintoso con un passato da giocatore e allenatore del Toro, la società ha sposato la linea della grinta e dei giovani. Sono ottimista, vedo uno spiraglio. Spero, questa volta, di non sbagliarmi. Sarò un illuso, ma credo ancora nella promozione diretta. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Haiti Gesù ti ama

17 gennaio 2010

Ieri pomeriggio, dopo aver realizzato il gol del vantaggio contro il Grosseto, il giocatore honduregno del Toro Julio César de León ha alzato la maglietta per mostrare al pubblico la scritta ‘Haiti Gesù ti ama‘. Io ho subito pensato, quasi d’istinto: “Pensa un po’ se a Gesù Haiti gli stava sul culo!!‘.

Leon Haiti Gesù ti ama

Di nuovo serie B. Ma siamo preparati.

1 giugno 2009

Non moriremo MAI!Copio e incollo questo splendida lettera di Mario Giordano, direttamente dalle pagine di ToroNews. Riprende perfettamente il mio pensiero. Non è la prima volta che i tifosi del Toro dimostrano la loro compattezza e la loro fede nel momento di difficoltà. E successo in passato, succederà in futuro. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

L’altra sera sono rientrato e fuori da casa mia c’era una bandiera granata. L’aveva messa mio figlio Lorenzo. Mia moglie scuoteva la testa scettica: «Andate in serie B e lui mette fuori la bandiera. Mah…». Era tardi, sono andato su, lui dormiva e io l’ho accarezzato. Bravo Lorenzo, hai capito tutto. È nei momenti di difficoltà che si tira fuori l’orgoglio. È quando si va in serie B che si tirano fuori le bandiere. Lo vedi? Tutt’attorno a noi ci sono finestre colorate di nerazzurro. Ma è fin troppo facile: sono capaci tutti di festeggiare le vittorie, per poi magari scomparire nei momenti bui. Provate voi a festeggiare una sconfitta. Eppure se il Toro esiste e resiste ancora è proprio perché ci siamo noi capaci di vincere proprio quando si perde, capaci di emergere dentro le difficoltà, di superare le batoste, di sfidare le tragedie.
Questo significa essere granata: scalare Superga, sempre disposti a perdere tutto, tranne che noi stessi. Ti ricordi Lorenzo l’ultimo giorno felice con il nonno? Era il maggio 2003, anche allora ci fu una retrocessione, ancor più vergognosa di questa. Andammo in piazza, lui, tu ed io, e marciammo per il nostro Toro. Ti comprammo una maglietta per celebrare l’evento. Quale evento? La retrocessione? Sicuro. Nessuna altra squadra al mondo porta 50mila persone in piazza per celebrare una retrocessione. Noi sì. Noi siamo il Toro. A vincere sono capaci tutti, a perdere ci vuole coraggio. Tu ce l’hai, Lorenzo, e io oggi guardo quella bandiera fuori dalla porta e sono ancora più orgoglioso di te. La sai una cosa? Di questa retrocessione la cosa che mi dà più fastidio non sono i (troppi) errori arbitrali, le ingiustizie subite, i punti persi in modo scemo o il comportamento dei nuovi gobbi genoani, che sono andati a perdere a Bologna, hanno pareggiato in casa col Chievo e poi sono venuti a giocare la partita della vita all’Olimpico (addio rossoblù: il prossimo anno vi faranno scendere in campo con le maglie bianconere). No, quello che mi dà fastidio è la rissa alla fine di quel Toro-Genoa. Non si fa così, caro Lorenzo. Chi è granata davvero il destino lo prende a pugni in altro modo. Ma che ci vuoi fare? Che quelli di quest’anno non fossero veri granata l’abbiamo capito presto. Fosse arrivato un po’ prima Camolese, forse sarebbe riuscito a dar loro ripetizioni. Ma chissà. E adesso? Adesso caro Lorenzo, ci aspetta la B. Ricordi? Albinoleffe-Torino, perdemmo pure lì. Ci aspettano nuove sofferenze, nuove umiliazioni. Ma siamo preparati. L’ho capito vedendo quella bandiera che hai messo fuori dalla porta, nel giorno della serie B: in fondo noi siamo diversi dagli altri. E sai perché? Perché abbiamo alcuni valori che forse non fanno parte di questo calcio, e forse nemmeno di questo mondo, ma valgono più di una Champions League. E nessuno errore arbitrale, nessun inguacchio rossoblù, nessun neogobbo, nessun Ciuccariello o Goveani potrà distruggerli perché sono scolpiti in granata nel cielo di Superga e dunque sono più forti dei giocatori che passano, degli allenatori, della società, di chi la guida. Quei valori sono nostri, soltanto nostri. Granata fino in fondo per davvero. E per questo anche nel giorno della retrocessione noi possiamo sventolare i nostri colori con orgoglio dentro il cuore e fuori da casa. Chissà se tutti quelli che restano in A possono fare altrettanto.

Mario Giordano

Io credo in Sergio Pellisier

20 maggio 2009

Schegge di ToroLa vittoria di Napoli è stata intensa ed incredibile. Il Toro ha giocato discretamente, ha subito e mi è sembrato davvero sul punto di crollare in serie B. Ho pensato, per troppi minuti, che potesse essere finita. Poi sono arrivati due capolavori, due gol incredibili e bellissimi che permetteranno a questa storica e gloriosa squadra di lottare sino all’ultimo secondo. Se non ricordo male il gol di Rosina è il primo su punizione del capitano in serie A: momento più che opportuno per sfatare il tabù. E adesso ci sono 180 minuti di passione e sofferenza. Io spero che si riducano a 90. Domenica a Torino arriva il Genoa: i grifoni sono stanchi e felici. Hanno festeggiato il ritorno in Europa e niente e nessuno può impensierire il loro quinto posto. Credo che la voglia e la necessità di vincere del Toro possa fare la differenza soprattutto in questo caldo finale di stagione. Se i granata dovessero vincere bisognerà aspettare il risultato di Verona: in caso di parità il Chievo è salvo ma il Bologna rischia molto. In caso di vittoria del Bologna è il Chievo a rischiare (insieme al Toro). Ma se i clivensi dovessero ottenere la vittoria (sempre che all’Olimpico il risultato sia quello auspicato) sarebbero salvi, matematicamente, insieme al Toro. E io ci credo. Perché nelle fila della squadra veronese c’è un ragazzo di Aosta, nato e cresciuto nelle giovanili del Toro. E’ un campione di provincia, un grande attaccante: si chiama Sergio Pellissier. E sono sicuro che vorrà vincere e segnare: per il Chievo, per se stesso e, forse, anche un po’ per la sua squadra del cuore. Forza Chievo e… Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Rimane una flebile speranza

13 maggio 2009

Schegge di ToroLa partita di domenica scorsa mi ha lasciato una grande amarezza. Ho ammirato il Toro più bello della stagione, i primi 30 minuti sono stati qualcosa di pazzesco: un assalto. Il Toro era l’unica squadra in campo, veloce, ben disposta, pimpante. Ho contato davvero tante azioni pericolose, un gol annullato per fuorigioco millimetrico (mai che siano gli altri a lamentarsi), un rigore generoso (ma probabilmente il contatto c’è stato) e una presenza costante nella trequarti avversaria. Nella ripresa il Bologna ha cercato di uscire dal guscio, ha rischiato di rimanere in dieci, ha preso campo. Camolese ha quindi effettuato una sostituzione giusta, un centrocampista per un attaccante nel tentativo di bloccare gli ospiti in mezzo al campo. A dieci minuti dalla fine però è successo quello che non doveva succedere: Rolando Bianchi si è trovato solo davanti ad Antonioli, a dodici metri dalla porta. Ha stoppato il pallone, ha preso la mira e ha centrato il portiere. In quel momento ho pensato che quell’errore avrebbe potuto costarci molto caro, forse addirittura la permanenza in serie A. Non mi sbagliavo: il tempo di girare la testa e Di Vaio realizzava il rigore del pareggio. Un ultimo generoso assalto, una traversa della disperazione e poi basta. Un senso di vuoto, un’idea molto vicina alla retrocessione. Perché adesso è davvero durissima. Credo che solo con sette punti nelle restanti tre partite il Toro possa salvarsi; nella speranza che il Bologna non riesca a vincere con Lecce, Chievo e Catania. E il calendario dice davvero male. Bisogna riuscire nell’impresa: vincere la prima partita in trasferta e dovrà essere per forza la prossima, a Napoli. Difficile, ma rimane ancora una flebile speranza. Se penso che con una vittoria (magari 2 a 0 con gol di Rosina e Bianchi) il Toro avrebbe potuto avere 4 punti di vantaggio su Bologna e Lecce viene da mangiarsi le mani. Ma bisogna crederci ancora. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

E adesso volata finale

6 maggio 2009

Schegge di ToroDopo la sconfitta di Firenze (prevedibile) rimangono quattro partite da disputare. Mi voglio però ancora soffermare un attimo sulla partita di domenica: il Toro si è visto annullare la sesta rete della stagione. Anche questa, con ogni probabilità, regolare. Sicuramente contro di noi sarebbe stato convalidato. Sappiamo bene che nel calcio sono i risultati che contano ed un gol all’ultimo minuto avrebbe cambiato radicalmente i giudizi del dopopartita. Dimentichiamo il passato e rivolgiamo il nostro occhio al futuro: domenica prossima arriva il Bologna. E’ una sfida decisiva: in caso di vittoria i granata di porterebbero a quattro punti di distanza dai felsinei e a due lunghezze del Lecce (sempre che i pugliesi riescano a battere il Napoli). La domenica successiva andrà in onda la sfida Bologna-Lecce. Il Lecce poi dovrà confrontarsi con Fiorentina e Genoa mentre il Bologna renderà visita al Chievo e quindi otterrà i tre punti contro il Catania. Ho elencato questa sfilza di partite semplicemente per mettere in chiaro l’importanza di una vittoria domenica prossima. Non esiste altro risultato per la banda di Camolese: Rosina, Bianchi e soci dovranno sfoderare la migliore prestazione della stagione e vincere l’ultimo confronto diretto. In caso di mancata vittoria (non voglio nemmeno parlare di sconfitta) si potrebbe già anticipare di tre settimane il verdetto: contro Napoli e Roma in trasferta e Genoa in casa potrebbe essere un’impresa riuscire ad ottenere cinque punti. Vincere a Napoli, contro una squadra in difficoltà e che non più molto da chiedere al campionato, sarebbe ottima cosa. Ma in questo momento sono concentrato sulla sfida dell’Olimpico: al Toro mancherà Sereni (incredibile la sua espulsione) ma penso e spero che Calderoni possa sostituirlo senza problemi. Spero inoltre di vedere in campo Abate e non Colombo (più danni che altro) e di riuscire ad evitare la presenza di Diana in mezzo al campo. Per il resto non rimane che affidarci a Bianchi, Dzemaili e Natali nella speranza che Rosina riesca a cambiare il corso della sua stagione e della sua storia granata nelle prossime tre partite; a cominciare da quella di domenica prossima. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Finalmente Rolandinho!

28 aprile 2009

Schegge di ToroFinalmente è arrivato Ronaldinho. Domenica pomeriggio ho visto, forse per la prima volta, il vero Rolando Bianchi. Il giocatore più costoso dell’era Cairo ha finalmente fatto vedere qualcosa di interessante: ha segnato un gol incredibile, classe e intuizione, ha colpito una traversa con un tiro da oltre 35 metri e ha corso, anche in fase difensiva, per tutto l’arco della partita. Cominciavo a credere che fosse l’ennesimo brocco pagato fior di milioni ed invece, forse che forse, è davvero un signor giocatore. Ma non è stato solo Rolando Bianchi ad illuminare il buio pomeriggio torinese: tutta la squadra ha giocato con convinzione e si è visto qualcosa, un’idea di gioco, qualche schema, un po’ di velocità e tanti inserimenti dalle retrovie. Mi sono piaciuti molto Dzemaili, il solito Natali, Sereni e Stellone. Ma tutta la squadra si è espressa su livelli discreti. Le ultime cinque partite saranno tremende ma il Toro visto domenica mi lascia fiducioso. Ci sono anche delle note negative, ovviamente. Rosina soprattutto. Ha giocato male, è stato fischiato, ha litigato con il pubblico. E’ un fantasma. E’ questa situazione dura davvero da troppo tempo; spero che il capitano possa riprendersi e disputare un grande finale di stagione, magari segnare qualche gol decisivo. Perchè la situazione è delicata e forse il trasferimento non è ipotesi da scartare. Rimangono 450 minuti (più recupero) da giocare. Sono cinque finali, soprattutto le due partite casalinghe, da vincere assolutamente. Speriamo che Genoa e Roma escano dai giochi champions (forza Doria) e che nelle ultime due partite possano regalare qualche punto (4-6) al Toro. L’ideale sarebbe ottenere almeno 6 punti nelle prossime tre partite e soprattutto vincere lo scontro diretto con il Bologna (sarà una partita davvero fondamentale). E intanto anche il Chievo potrebbe essere risucchiato. Ci credo, come sempre. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Manca la grinta, manca la cattiveria

20 aprile 2009

Schegge di ToroDurante la partita con il Milan ho notato un po’ di cose. E per la prima volta (giuro) mi sono davvero incazzato. I rossoneri sono nettamente superiori al Toro, hanno un maggior tasso tecnico, diversi fuoriclasse, grande carisma, giocavano in casa. Corrono di più, e già questo mi preoccupa e mi infastidisce: soprattutto se consideriamo l’età dei vari Beckham, Inzaghi, Maldini, Ambrosini, Zambrotta. Ma la cosa che mi distrugge e preoccupa è vedere i giocatori del Milan picchiare e quelli del Toro guardare gli avversari da lontano. Questo proprio è incomprensibile. Proprio in settimana Galliani si era lamentano dei modi rudi dei difensori avversari: ecco, i difensori del Toro hanno preferito smentire l’amministratore delegato del Milan; hanno osservato Kakà e compagni avanzare palla al piede e si sono ben guardati dall’intervenire. Rubin ha aspettato scientificamente Beckham, non ha commesso un fallo: se al posto di Matteo avesse giocato Policano, il bel David, dopo un paio di interventi decisi di Rambo, si sarebbe prima spostato a sinistra e poi sarebbe uscito dal campo dolorante. Forse in barella. Parliamo di Pato: dopo il giochetto con Dellafiore sulla fascia sinistra, se fossi stato al posto del difensore italo-argentino, avrei aspettato Pato al varco pronto a fargli sentire un po’ i tacchetti, magari a palla lontana, giusto per mettere in chiaro che al secondo numero del genere la partita del brasiliano sarebbe potuta terminare in malo modo. Un mio allenatore era solito dare un consiglio ai suoi ragazzi: se vi scappa un giocatore avversario a centrocampo, non fermatelo per la maglietta. In quel caso il giallo è sistematico. E’ sempre meglio un intervento in scivolata, deciso, nel tentativo di prendere la palla. Il giallo arriva lo stesso (forse) ma l’avversario, alla prossima occasione, eviterà di partire palla al piede e comunque si guarderà bene alle spalle. Proprio come Diana su Kakà, nel secondo tempo. A questa squadra purtroppo manca un leader, un giocatore con le palle quadrate che sappia trascinare i compagni. Un capitano con la C maiuscola. Questo leader non è Alessandro Rosina, e purtroppo non potrà mai esserlo. Dalla disfatta di San Siro salvo esclusivamente due giocatori, due giocatori che hanno mostrato temperamento e un pizzico di cattiveria: Bianchi e Natali. Il primo ha lottato su tutti i palloni, il secondo ha fatto intendere di avere dignità e cattiveria quando nel secondo tempo non ha avuto nessuna esitazione ad entrare come un carro armato su Kakà. Mi aspetto che siano loro due (come durante la partita con il Catania) a trascinare questa squadra senza dignità verso la salvezza. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

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